Up Da Carona al Pizzo del Becco (2507 m.) per via ferrata, con discesa dal Passo di Sardegnana, Lago Colombo e Laghi Gemelli il 25 agosto 2009.

Dopo le recenti ascensioni al Tre Confini e al Cabianca, un Piero sempre più in forma mi chiama e mi dice “Avrei voglia di provare a fare il Pizzo del Becco.” Bisognerà non farsi venire le vertigini e abbracciare qualche petto di roccia, ma lui ne è consapevole e mi dice che tutto sommato si sente pronto, che se non lo fa adesso forse poi non lo farà più. Anch’io non ho mai fatto una ferrata intera, ma le prime volte mi eccitano sempre, sia che si tratti di montagne che di donne. Devo proprio essere un umano, non riesco a farmene una ragione. E così, poche mattine dopo, il lago di Carona ci vede arrivare, anche se per questo non si scompone più di tanto e rimane la consueta bella pozza color acqua e menta. Con noi due c’è anche mio cognato Roberto Gasparini, che dopo la sua prima volta sulla ferrata del Becco (l’anno scorso) si farebbe con estremo piacere un secondo giro. È un umano anche lui, dunque. Il bosco sopra Carona è carico d’umidità ma il sentiero senza strappi e un ritmo tranquillo ci portano freschi al Lago Becco, che a metà mattina è ancora un’oasi di silenzio. Ci sparpagliamo nei dintorni per qualche foto sotto una luce estiva non troppo violenta, poi riprendiamo il bel sentiero 250 (il “giro dei laghi”) che sale al Lago Colombo. Pochi metri prima di raggiungerlo si stacca sulla sinistra un sentierino che alzandosi rapido sul lago (splendida vista sulle acque blu e sul dirupato Monte Aviasco dominante l’altra riva) si dirige nella zona dei grandi massi alla base della parete sud del Pizzo Becco. Presso queste immani pietre il sentiero si smarrisce e bisogna seguire i segni e le frecce rosse tracciate con la vernice. Il minimalismo orobico fa sì che uno si debba immaginare che la scritta C.B. sopra un sasso significhi Cima Becco, ma se riuscite a farlo non vi perderete e proprio lassù quell’indicazione sobria vi porterà. Sul tratto impervio accelero e prendo qualche metro di vantaggio prima di fermarmi a togliere le fide Nike da running e infilare gli scarponi. D’improvviso una femmina di stambecco mi viene incontro e si ferma a due metri da me a leccare le guance di un masso e una barba d’erba. Arrivano anche Roberto e Piero e le facciamo un bel book fotografico, mentre sopra di noi due adorabili piccoli sbirciano dal culmine della parete. Siamo così al campo base della ferrata, breve sosta per una ghiottoneria e un cicchetto di vino (Piero), via i bastoncini e fuori gli zebedei, il panorama verso la conca dei laghi Gemelli è straordinario ma la mente è già diretta verso il canalino verticale sopra di noi: la catena ci chiama, Piero pare meno entusiasta di un pendolare del lunedì mattina, ma non per questo abdica né mette via la macchina fotografica. Si decide che sulla ferrata staremo avanti io e Roberto, così Piero potrà immortalarci se cadremo. Se dovesse cadere lui… beh, potremo sempre cercare di recuperare la “scatola nera” marcata Canon… La ferrata del Becco è perfetta per approcciarsi al mondo dell’arrampicata: ti dà un’idea di quel che ti aspetta, ti costringe a qualche fatica inedita, c’è ovviamente un minimo rischio se come noi la fai senza cordino, ma tutto è breve e fattibile, alla fine sono solo una settantina di metri e se la prendi senza paura in 15 minuti sei fuori dal tratto impegnativo. Piero ci segue, e scala, e sbuffa, e fotografa, e sbuffa ancora, le prime nebbie nel frattempo risalgono i pendii e le nuvole si siedono sulle cime. Uno stambecco fa cadere un sasso a una decina di metri da noi, ma Piero stranamente non lo fotografa: uhm, dev’essere proprio al gancio! Alla fine si esce dal tratto di catene e stando sotto un maestoso torrione sporcato di giallo si guadagna per ripido sentierino la bocchetta di cresta che permette di vedere l’altra faccia del Pizzo Becco. Stupenda, va detto. Un mondo alieno di rocce dirupate e grumi di massi violacei, un luogo aspro ma fascinoso anche nella marea di nebbia che sta allagando la montagna. Prendiamo a sinistra la cresta e saliamo per tracce di sentiero e brevissimi tiri di catena sino alla cima del Becco, ormai a soli 15-20 minuti dalla bocchetta. Quando la raggiungiamo, Piero è così contento che decide di non farsi mancare la Nebbia Totale, perché sennò le foto sarebbero troppo facili. Seduti sotto la croce mangiamo panini al gusto di ferro di catena, poi due parole sul libro di vetta e altre chiacchiere amiche. Sul Becco non c’è nessun altro, due ragazze e un uomo che ci seguivano hanno evidentemente rinunciato oppure la capra lanciasassi ha fatto bingo. Si torna alla bocchetta ripercorrendo la cresta dirupata, diamo un’ultima occhiata al canale che abbiamo risalito un’ora prima e poi, nelle brume più brumose, ci dirigiamo verso est per aggirare la seconda cima del Becco sul lato nord. E’ questa una zona morenica davvero suggestiva che ci porterà al Passo di Sardegnana, e che non avendo un vero sentiero va percorsa seguendo esclusivamente gli ometti di pietra, peraltro in gran numero. Superiamo una balza che ha perso la neve da pochissimi giorni e qualche residuo nevaio che qua e là si scioglie in pozze grigie. I massi color vinaccia si alternano ad altri blocchi sfumati sul verde, col sole questo posto dev’essere uno spettacolo. Superato con qualche attenzione un salto di roccia, giungiamo al Passo di Sardegnana, ampio valico poco frequentato e con laghetto per anime solitarie come gli omini di pietra, qui in versione watussi. La discesa verso il Lago Colombo è ora semplice anche se non breve, ne approfittiamo per discutere di toponomastica alpina anche perché l’urgenza mia e di Piero di battezzare tutto è costante. Forse dovevamo fare i preti, chissà. Oltrepassiamo la diga del Colombo, scendiamo ai Laghi Gemelli e chiudiamo quindi il giro dei laghi raggiungendo il Casere e poi l’elegante contorno del Lago Marcio, splendido specchio d’acqua che sentitamente ringrazia per la fiducia datagli dai cartografi locali. Da qui in giù è solo infinita discesa e sfinente mal di piedi. Carona è un groppo in fondo alla gola brembana, ma guardando Piero vedo che la soddisfazione per la bella escursione e la prima rampata lo ha davvero beccato in mezzo al petto.

(Alberto Gherardi)


01 Passaggio al Lago del Becco
02 Sul sentiero 250 dei cinque laghi
03 Verso il Lago Colombo
04 Facile sentiero
05 Alle spalle il Rif. Laghi Gemelli
06 Si annuncia...
07 ...il Pizzo del Becco
08 La via ferrata del Becco (foto Alberto)
09 Passaggio...
10...al Lago Colombo
11 Saliamo
12 ....verso la base della salita
13 ...al Pizzo del Becco
14 Dall'alto siamo ...
15 ...avvistati
16 A due passi da noi
17 uno stambecco
18 ...ci osserva
19 con curiosità
20 Spuntino prima di...
21 ...affrontare
22 ...la via ferrata del Becco
23 Primo tratto
24 con catene
25 Arriva gente...
26 Un'occhiata sotto
27 Passaggio...
28 ...impegnativo
29 Piero 4X4 (foto Alberto)
30 Alberto 4x4
31 Tratto meno...
32 ...difficile
33 ora su sentiero
34 In vista della cima
35 Rocce ...
36 spettacolari
37 Al ritorno faremo quella strada (foto Alberto)
38 Ormai ci siamo
39 Tratto finale
40 ...attrezzato
41 Spunta un Piero dal monte (foto Alberto)
42 Tre croci d'uomo (foto Alberto)
43 Piero e Alberto
44 Piero...con luce flash
45 Alberto...
46 in croce
47 Particolare
48 Scendiamo
49 La nebbia non molla
50 Sole in valle
51 Profilo di volto nella roccia
52 Riusciamo a seguire la traccia di sentiero
53 Specchi
54 ...d'acque montane
55 Neve
56 Rocce....
57 multicolore
58 Un'occhiata alla cartina
59 Verso il Passo di Sardegnana
60 Nebbia e passaggi su rocce
61 Laghetto
62 con fondo pietroso
63 Pensieri...riflessi
64 Acqua, rocce,...nebbia
65 Passo di Sardegnana...con nebbia
66 Lago Colombo...con sole
67 Eravamo là in cima
68 Pirati del buon gusto (foto Alberto)
69 Rif. Laghi Gemelli
79 Discesa a Carona

Immagini totali: 70 | Ultimo aggiornamento: 05/09/10 17.12 | Generato da JAlbum & Chameleon | Aiuto